Roma, 14 ottobre 2026 (Agenbio) – Si accendono quando incontrano le cellule malate, si spengono quando il pericolo è passato. Funzionano così i linfociti T modificati da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dal centro di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia: un interruttore genetico che attiva i globuli bianchi del paziente solo in presenza del tumore, con l’obiettivo di rendere le terapie cellulari più precise e di ridurre gli effetti collaterali. Il meccanismo si basa su brevi sequenze di Dna inserite nei linfociti T, le cellule del sistema immunitario incaricate di eliminare quelle cancerose. Queste sequenze regolano l’attività di un gene introdotto in laboratorio, accendendolo al contatto con le cellule tumorali. “La biologia sintetica ci consente di intervenire sulle cellule immunitarie per renderle più efficaci”, spiega Velia Siciliano, coordinatrice dello studio. “Abbiamo aggiunto una sorta di interruttore che accende e spegne i linfociti T come lampadine quando entrano in contatto con il tumore, attivando programmi a supporto della loro azione. Quando il tumore non c’è più, gli interruttori si spengono, evitando effetti collaterali”. Un approccio che la ricercatrice aveva già illustrato ai lettori del Giornale dei Biologi, in un’intervista dedicata alle applicazioni della biologia sintetica all’immunoterapia nel numero di gennaio 2026. Per verificare il funzionamento del sistema, il gruppo ha collegato l’interruttore a un gene che produce una proteina fluorescente: in questo modo è stato possibile osservare direttamente le fasi di accensione, spegnimento e riaccensione. Il passo successivo è sostituire la proteina fluorescente con una molecola terapeutica, rilasciata soltanto quando serve.
La tecnologia ha dimostrato la sua efficacia in laboratorio ed è ora pronta per i primi test clinici sull’uomo.
